Fénis/Clavalité

“Gita a cavallo nella valle delle leggende”

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 -qual è il percorso?

Questo è un percorso di montagna che dal Comune di Fénis sale fin nella Val Clavalité andando a visitare le diverse località site lungo questa vallata.

La durata del percorso sarà di circa 4 ore all’andata e 3 ore al ritorno, percorreremo lo stesso tratto sia in salita che in discesa con delle piccole variazioni che però ci riporteranno sul cammino principale.

Durante il percorso ci saranno dei fontanili dove abbeverare i cavalli e grazie ad un mezzo di servizio (fuoristrada) porterò il necessario (fieno per cavalli, pronto soccorso umano e veterinario, attrezzi per mascalcia,…) fino al punto di sosta individuato in loc. Maison Blanche.

Ovviamente alcuni materiali sarà necessario averli nelle bisacce: materiale di pronto soccorso come qualche cerotto, bende, disinfettante, fazzoletti di carta, attrezzi di mascalcia come martello, pinze, qualche chiodo e ferri di scorta.

Sarà un percorso che appassionerà tutti perché toccherà aspetti storici, ambientali e curiosità di tradizione locale,…

Avrei voluto fare un viaggio che ci portasse ad un meta più alpinistica, fino al Bivacco che è situato al Cuneu (m 2156) ma poi la gita sarebbe stata meno rilassante e più faticosa per noi e per i cavalli, insomma un tour de force!!

Perciò con meno strada da percorrere potremo prendercela con più calma, ammirare la natura, contemplare i silenzi di queste montagne ma soprattutto non disdegnare un buon bicchier di vino o una tazza di caffè da qualche simpatico abitante della zona che in genere si dimostrano sempre molto ospitali!!!

 

 DESCRIZIONE DEL PERCORSO

 Premessa

Il percorso è segnalato sulla cartina da un tratto color blu, in seguito osserverete anche una legenda e una tabella riassuntiva del trekking.

Il tragitto è segnalato tramite della segnaletica verticale costituita da un palo verticale in alluminio sul quale sono fissati i cartelli indicatori di colore giallo riportanti il toponimo della località da raggiungere, la quota, i tempi da percorrere e la difficoltà del percorso.

E’ inoltre possibile che ci siano dei segnali orizzontali, vale a dire dei segnavia in vernice rotondi di colore giallo con scritto il numero del sentiero. Questi segni potremo trovarli su pietre o sugli edifici nell’attraversamento dei centri abitati.

Questi simboli non sono ovviamente da confondere con quelli bianchi e rossi che ritroviamo a volte su piante o pietre che invece servono esclusivamente a delimitare particelle forestali.

 Alcuni esempi di segnaletica:

sentiero

 

 

 

                                                        

 

 

 

 

 Cenni storici su Fénis

         Prima di cominciare a descrivere il percorso nel dettaglio vorrei soffermarmi e parlare del Paese che durante questa giornata a cavallo ci svelerà delle sorprese inattese…

Fénis è un paesino della media valle di circa 1600 abitanti situato a 537 m s.l.m., posizionato all’”ENVERS”, vale a dire alla destra orografica della Dora Baltea. E’ situato a circa una decina di km dal capoluogo Aosta ed è facile da raggiungere dall’ autostrada essendovi l’uscita al Casello di Nus (Comune confinante).

Vi sono svariate escursioni da fare nel Comune, basti pensare ai numerosi monumenti storici e dedicati ai caduti durante la II guerra mondiale.

Infatti a Fénis si nascondeva una famosa banda di partigiani (Banda Lexert) ma ora purtroppo non troviamo che resti di case incendiate dai fascisti oppure placche commemorative o monumenti ai caduti.

E poi come non parlare del Castello di Fénis, castello medioevale più conosciuto in Valle e così suggestivo; fu edificato alla metà del XIV secolo per volere di Aimone di Challant.

Inoltre Fénis è scrigno di molti altri tesori come i santuari di San Grato e San Giuliano, della Casa Forte di Challant, della Casa di Tillier e della Casa Forte di Chenoz.

Di questo Comune possiamo notare inoltre che sorge ai piedi del Mont Saint Julien (m 1384) su un cono di deiezione formato dal Torrente Clavalité.

Nel territorio di Fénis affiorano zolle metamorfiche appartenenti a 2 differenti unità tettoniche: il complesso piemontese dei calcescisti con pietre verdi e il lembo di ricoprimento del Glacier –Rafray.

Il complesso piemontese dei calcescisti con pietre verdi è rappresentato sul versante destro della val Clavalité da serpentiniti (Mont Avic) e da metagabbri (Savoney) mentre sul versante sinistro (tra la val Clavalité e Saint-Marcel) vi è una sequenza più complessa costituita da metagabbri, prasiniti, serpentiniti e calcescisti, questi ultimi contenenti anche tracce di marmi, micascisti e quarziti. Queste rocce rappresentano i resti dell’antico oceano (Tetide).

Il lembo di ricoprimento del Glacier-Rafray (falda austroalpina), affiorato approssimativamente nell’area compresa tra i torrenti Savoney e Clavalité, è costituito da gneiss albinitici e da micascisti granatieri. Questo lembo rappresenta invece una porzione dell’antico continente africano che durante l’orogenesi alpina ha ricoperto le rocce dell’antico oceano; i successivi fenomeni erosivi lo hanno poi isolato dal corpo principale della falda denominata Zona Sesia-Lanzo.

Nel territorio del Comune sono presenti varie mineralizzazioni, alcune delle quali, come magnetite e a calcopirite erano oggetto di coltivazione nel passato (ferro-rame e manganese).

Fénis si trova nella cosiddetta plaine dove il clima è più dolce per questo l’attività agricola era molto sviluppata: si coltivava il grano, il mais, la vite,gli alberi da frutto e i legumi ma soprattutto era lì che si sviluppavano per lo più i maggiori commerci.

All’inizio del 1900 cominciò a svilupparsi una intensa attività industriale grazie anche alla ricchezza di minerali in Valle.

Le attività tradizionali della Montagna erano invece l’agricoltura, l’allevamento (praticabili solo in determinati periodi dell’anno) e anche l’artigianato.

Fino alla fine del XIX secolo i villaggi di montagna accoglievano quasi il doppio della popolazione di adesso mentre la Plaine era meno popolata che ai giorni nostri.

Nel passato i villaggi vivevano di quello che il terreno dava mentre ora, con l’avvento dell’industrializzazione tutto ciò non è più possibile.

N.B.: ENVERS si trova di fronte all’ADRET alla destra della Dora, esposto a nord/nord-est. Riceve i raggi solari molto inclinati, clima freddo e umido.

Il paesaggio vegetale del Comune di Fénis è definito da tre grandi ambiti: la piana, il versante dell’envers con la conca di Combasse e il promontorio di S. Julien e i valloni di Clavalité e di Ponton.

Il clima più rigido rispetto al versante opposto ha influenzato la vegetazione spontanea e di conseguenza l’insediamento umano.

Il paesaggio coltivato dal conoide è disegnato dalle macchie erborate e dalle meurdzère,  cumuli di pietre allineati che possiamo trovare a volte come segni di confine, prodotti dal secolare lavoro di spietramento dei campi  della gente di Fénis.

Le macchie sono costituite da alberi di frassino, castagno, ciliegio, tremolo, pioppo nero, nocciolo.

Gli animali selvatici presenti nella zona piana sono quelli tipici degli ambienti rurali contornati da macchie boscate: la faina, la donnola, il tasso e la volpe; tra gli uccelli troviamo invece il codirosso spazzacamino, la ghiandaia, la cince, il merlo, i fringuelli, le cornacchie e la poiana tra i rapaci.

Le zone boscate invece ospitano una fauna ricca e varia: il ghiro, il tasso, lo scoiattolo, la martora, il cinghiale, il capriolo e nella fascia più alta non è raro avvistare camosci e stambecchi.Ma la foresta è soprattutto il regno degli uccelli: il picchio rosso maggiore, la nocciolaia, le cincie, la ghiandaia, il picchio nero, il crociere, l’upupa e piccoli uccelli insettivori; tra i rapaci troviamo la civetta capo grosso. Più in alto possiamo trovare il fagiano e il gallo forcello inoltre si segnala anche la presenza di rapaci come l’astore, lo sparviere, il falco e l’aquila.

Vorrei soffermarmi ancora su un piccolo particolare simpatico: a volte i nomi di luogo (toponimi) ed i nomi della famiglia di una comunità racchiudevano elementi importanti per capire ed interpretare aspetti dell’evoluzione storica della località.

Per esempio la presenza di particolari quali le sorgenti ha originato nomi come Les Fontaines, Fontanafreyde, Fontillon oppure La-vo-di-lec ovvero la valle del lago; oppure ancora toponimi caratteristici finenti in –ey come Bioley( popolato di betulle), Rovarey (ricoperto di roverelle), Chardonney (per la presenza di cardi montani). Certamente anche alberi da frutto hanno prodotto toponimi come Pommier o La Cerise. I nomi di famiglia prendevano spesso origine dal luogo dove la famiglia stessa era stabilita: i Cerise, i Tillier, i Pieiller,oppure da un mestiere come per il cognome che porto, Voyat: originariamente erano dei rappresentanti legali di un ente ecclesiastico o di persone prive di personalità giuridica.

Sono comuni anche i Ferrat, da fabbro, oppure cognomi dati perché l’avo era di particolare indole buona, i Bonjean o che avevano a che fare con il tempo, i Bétemps.

Non dimentico inoltre di far notare, per chi fosse rimasto stupito da questo posto e volesse fermarsi, che, per conoscere al meglio la zona, Fénis offre numerose possibilità di soggiornare e di degustare i “famosi” prodotti tipici locali e della migliore tradizione valdostana.

 Schema tecnico

Percorso: TILLIER (m. 550)- BENEYTE (m. 1733) / MAISON BLANCHE(m. 1526)-

               TILLIER

Località di partenza: TILLIER

Località di arrivo:TILLIER

Tracciato: A/R STESSA VIA

Difficoltà: MEDIA

Tempo di percorrenza andata: 4 ORE

Tempo di percorrenza ritorno: 3 ORE

Dislivello: 1183 MT

Periodo consigliato:GIUGNO-SETTEMBRE

Punto di sosta:  LOC. MAISON BLANCHE

Comune interrelato:  FENIS

 Il percorso nel dettaglio

Fénis/Clavalité

 

“la Valle delle leggende”

 

Ho deciso di intitolare così il percorso dato che informandomi sulla Clavalité sembra che non ci sia luogo o pietra o toponimo che non abbia nascosto dietro a se qualche significato particolare, qualche aneddoto o mistero da raccontare ( per es. la leggenda di San Giuliano). Ovviamente durante il percorso ci sarà tempo e modo di raccontarle!!

Descriverò il percorso dividendolo in piccoli segmenti che possono essere significativi o per la vegetazione o per qualche rilievo storico,…

 

-Fénis Fr. Tillier-Loc. Rovarey (vicino Chenoz)

Partenza alle ore 09.00 dalla Fr. Tillier(m.550), ovviamente non prima di aver offerto ai partecipanti una buona tazza di caffè o the.

Una volta in sella controllerò le bardature, che tutti indossino il Cap e indumenti adatti ad un trekking, stringerò eventualmente i sottopancia e disporrò al meglio i cavalieri in fila dopo di me (se ci fosse un cavaliere con un cavallo particolarmente nevrite lo posizionerei in fila dopo di me per aiutarlo se ce ne fosse bisogno).

Della frazione Tillier possiamo dire che vi è la “Maison des Tillier” costruita nel XVI secolo e ristrutturata nel 1729. La nobile fam. De Tillier trae le sue origini a Fénis.

Il membro più illustre della famiglia fu Jean Baptiste de Tillier (1678/1744) che occupò cariche molto importanti nel Ducato d’Aosta e che è considerato il padre della storia valdostana. Tra le sue opere ricordiamo il libro “Histoire de la Vallée d’Aoste”.

Partendo da Tillier ci immettiamo subito in una mulattiera in mezzo ad un bosco prevalentemente di castagni. Dal sentiero potremo osservare la frazione Fagnan con l’antica chiesa parrocchiale e dopo circa 10 minuti di passo sbucheremo sulla strada secondaria che dalla fraz. Pléod porta alla fraz. Chenoz.

Poche centinaia di metri prima di giungere al Chenoz svoltiamo a sinistra per giungere alla loc. Rovarey dove ritroveremo la strada poderale.

In questa prima fascia tra le abitazioni di Tillier e Rovarey troveremo vigne, prati incolti e castagni. Un tempo in questi terrazzamenti si piantavano vigne e cereali mentre ora è quasi tutto bosco. Noteremo per lo più latifoglie come il frassino ( che in patois féheren direi fréno), roverella (tséno), il pioppo tremolo (beublo), le betulle (bibule) e ciliegi (uvihéye).

Troviamo in abbondanza castagni (tsatagni) che un tempo venivano piantati infatti pare che le castagne di Fénis fossero famose e che quindi giovassero all’economia del paese mentre ora crescono spontaneamente inselvatichiti.

Giungeremo in loc. Rovarey (m. 668) dopo circa 20 minuti, un mayen ormai disabitato ma in procinto di essere ristrutturato.

Un tempo la famiglia di mio padre possedeva le mucche e vivevano lì e insieme a mia zia mi raccontavano che d’inverno scendevano scuola con lo slittino e fino al paese, credetemi, c’èra da divertirsi!! Non doveva essere così al ritorno!!

strada per rovarey

strada per rovarey

 Tratto di poderale in Loc Rovarey.

 

Loc. Rovarey- Loc. Tsarniclo

Da Rovarey proseguiamo lungo la poderale che ci porterà a Champlan. E’ un percorso che passa in mezzo al bosco ma che ci permette di proseguire in buona parte anche al trotto.

Giunti a Champlan (m 695) dopo poco meno di 10 minuti ritroviamo la strada asfaltata che dalla fr. Pommier porta al Vallone delle Druges. Percorriamo un brevissimo tratto di asfalto in discesa per immetterci poi nel “lo viouc tsumin pe Clavicté” ovvero la strada che si percorreva anni fa per giungere al Vallone di Clavalité.

Notiamo che la vegetazione cambia aspetto, le latifoglie si sfumano per lasciare spazio alle conifere. Il percorso segue la strasa poderale che costeggia il Monte S. Giuliano (m 1384), è una strada che sale pian piano senza eccessiva pendenza. Potremo notare una prevalenza di pino silvestre (dére) e larice (brenva) nonostante il terreno sia esposto a nord e quindi molto povero.

Anzi, vi dirò di più, il larice è presente salendo sul versante destro mentre sul versante sinistro del torrente troveremo per lo più pino silvestre e uncinato.

Non mancherà sicuramente di avvistare qualche scoiattolo intento a scappare alla nostra vista. In questa zona vi è anche la presenza di tassi, volpi e cinghiali.

Dopo circa 3 km di andatura al passo e al trotto giungeremo ad un bivio per il sentiero detto “RU DE TSARNICLO” segnalato con il numero 2. Prima del 2000 avremmo potuto continuare per la strada poderale ma dopo l’alluvione un tratto di strada è franato è per questo che passata la vasca dove si caricano l’ acqua per il ru sulla destra imboccheremo un sentiero.

E’ un sentiero di particolare pendenza ma relativamente breve (circa una quindicina di minuti) perciò i cavalieri dovranno sostenere la salita sull’inforcatura oppure per loro scelta potranno anche scendere e accompagnare il cavallo a piedi.

Una volta sbucati dal sentiero saremo certi che le nostre fatiche saranno ripagate perché si presenterà davanti a noi un bellissimo paesaggio.

case diroccate 2king a tsarniclo

     strada alberata

                          …Visioni bucoliche di una natura tutta da scoprire…

 

Infatti Tsarniclo (m 1038) gode di un particolare micro-clima tutto l’anno anche se il terreno è poco profondo e povero potremo trovare piante come l’abete rosso (pèhe), bianco (vargno) e il pino cembro ( nel Vallone di Savoney esiste un esemplare che per la sua morfologia è nell’elenco delle piante monumentali della Valle d’aosta).

Questo è un piccolo mayen dove i prati sono ben curati e vengono piantati ortaggi, legumi, e piante da frutto infatti sono stati piantati molti noci (nouyì).

Una volta veniva utilizzato come “tramouail” per le bestie vale a dire come primi pascoli nel periodo estivo prima della vera e propria “inharpa”.

Potremo avvistare anche qualche capriolo, ovviamente se non è passato nessuno prima di noi a disturbarli.

Da Tsarniclo possiamo notare l’imponenza del Monte San Giuliano e in particolare nascosto da un cespuglio potremo scorgere il famoso Santuario al quale sono legate molte leggende, infatti si dice che Giuliano era un pastore e le sue capre, anche se vivevano in terreni poveri, erano belle grasse e producevano moltissimo latte. Questo era così abbondante che ne perdevano durante il cammino e per questo si possono notare ancora oggi le tracce bianche sulla parete. Purtroppo l’invidia degli altri pastori era forte e così un giorno gli tessero un agguato e lo buttarono giù dalla rupe e lui cadde proprio lì dove oggi sorge il suo santuario.

Sul monte sorgono due santuari: la cappella ortogonale di San Grato (m 1367) costruita dagli scampati alla peste e il santuario di cui ho parlato prima che fu costruito a strapiombo su una vertiginosa parete.

 parete di san giuliano

  veduta da tsarniclo del mont s.Julien

 

Loc. Tsarniclo- Loc. Lovignanaz

Dopo aver ammirato per alcuni minuti lo splendido paesaggio, i resti di alcune abitazioni

in pietra e fatto abbeverare i cavalli è l’ora di ripartire…

La strada come possiamo notare dalle foto precedenti è larga e pianeggiante, immersa nel bosco che ci riparerà da eventuali raggi solari troppo caldi.

Riprendiamo il passo, più avanti intravediamo un altro mayen: Plan-mayen (m.989).

Caratteristiche erano queste case costruite nel basso Medioevo: case costruite quasi totalmente in pietra con il tetto in lose divise in due corpi: nella prima parte in basso c’era la stalla (lo beui) e in alto il fienile (lo pagli), mentre nella seconda vi era la cantina (la crotta) parzialmente interrata, sopra una grossa stanza che fungeva da cucina e da camera (la mî’hon, lo pillio) e in alto una camera per le provviste (la òla). Spesso negli inverni più freddi si dormiva nella stalla in un letto provvisorio fatto di paglia. …Ah, dimenticavo, quelle piccole “cabine da spiaggia” fatte di legno che notate quasi sempre vicino a queste case, ovviamente sono le toilettes!!

 plan mayen

 

 

 

Plan-mayen, a volte non vorreste essere degli eremiti?..

 

Continuiamo ancora per alcuni minuti e ci troviamo ad un bivio: niente paura a destra o a sinistra le strade si ricongiungono!

Per questa mattina ci teniamo a destra, costeggeremo il torrente Clavalité fino al villaggio Servettaz  (m. 1107), qui le case sono state ristrutturate e i proprietari in genere vengono a trascorrere dei tranquilli week-end. Purtroppo dopo l’alluvione non esiste più il ponte ma c’è la possibilità di attraversare il torrente dato che i mezzi  meccanici hanno creato un passaggio per lavorare.

Una volta attraversato il torrente ritroviamo la strada asfaltata che ci porterà a Lovignanaz.

Purtroppo qui la natura lascia spazio ai disastri dell’uomo dato che stanno costruendo una centrale idroelettrica e il cantiere è in piena attività. ( che obbrobrio!!)

Osserviamo inoltre con tristezza che l’alluvione del 2000 ha trasformato questo tratto di valle, non è più verde come una volta ma spesso troviamo ammassi di detriti ma da circa due anni il Comune ha appaltato i lavori di risistemazione e devo dire che gli operai stanno facendo un buon lavoro e non battono di certo la fiacca. Troveremo altri operai a ri-appianare anche il pianoro di Clavalité dato che l’alluvione ha causato gravi danni anche lì.

Dato un’ultima occhiata ai disastri dell’alluvione e a quelli dell’uomo riprendiamo il cammino e abbandoniamo del tutto la strada asfaltata per riprendere quella poderale, ben più comoda per i nostri amici a quattro zampe.

 

Loc. Lovignanaz- Loc. Marqueron

La strada comincia a salire più ripidamente e a strette volte, allora inseriamo il 4×4 ai  cavalli e ci rituffiamo nel bosco che però cambia volto. E’ un bosco di conifere: in prevalenza abete rosso, larice senza mai dimenticare il nostro amico pino. Si può notare la differenza tra questi due alberi perché l’abete è un sempreverde, la sua chioma ha forma piramidale e slanciata, le sue foglie sono aghi corti e pungenti di colore verde cupo, il suo legno può servire per la fabbricazione di strumenti musicali; invece il larice si distingue perché in autunno perde gli aghi che sono sempre corti ma più morbidi e di colore verde chiaro. E’ l’unica conifera autoctona che perde gli aghi.

Da Lovignanaz parte un sentiero che porta alle vecchie miniere di Molina, località situata lungo il versante sinistro orografico della val Clavalité, all’incirca di fronte alle località Fontane (m. 1281).

Vi sono scavi e gallerie poco praticabili, risulta che la miniera era già sfruttata al principio del XVII secolo.

Un’ora e mezza è già passata ormai, ma continuiamo la salita ammirando il paesaggio e ascoltando il canto degli uccellini che ci fa da colonna sonora. Lungo la strada troviamo varie indicazioni che portano ad altrettanti siti interessanti ma purtroppo non sono tutti praticabili a cavallo.

Dopo svariati tornanti giungiamo dunque a Marqueron (m. 1442) dove troviamo un tratto di piano, non l’ho specificato ma ovviamente avremo percorso la salita al passo (circa quaranta minuti di salita al trotto non avrebbe giovato ai nostri cavalli!!)

Qui troviamo un altro fontanile, facciamo abbeverare i cavalli se ne hanno la necessità.

Nei pressi del fontanile mio padre ha scoperto una buca, dei miei amici amanti della speleologia l’hanno visitata ma non hanno rilevato niente di speciale oltre ha un ragno dalle dimensioni enormi. Noi pensiamo sia una galleria scavata o in tempo di guerra per nascondersi, come deposito di munizioni oppure resti di una vecchia miniera…purtroppo non siamo così esperti e sui libri o sulle mappe non vi è segnato nulla.

 

Loc. Marqueron- Loc. Robbio

Ormai mancano poche curve, notiamo con piacere e con un pò di rammarico che la stradina è costeggiata da piantine di fragoline di bosco e mirtilli (…vorremmo essere a piedi in questi momenti!!…)

La pendenza non è più così accentuata è dopo un quarto d’ora scorgiamo il cartello “Benvenuti a Clavalité” tiriamo così tutti un sospiro di sollievo (soprattutto chi stà sotto di noi!)

 benvenuti

Usciti dal bosco dopo pochi minuti ci affacciamo ad ammirare la Val Clavalité.

Ormai sono quasi tre ore che siamo in marcia ma prima di sostare e pranzare vorrei far visitare le varie frazioni di Clavalité partendo da Robbio (m.1512) e dal Tsapeu (m1537) le due località che troviamo prima di scendere nella vallata e che ci danno la possibilità di scorgere la magnifica Punta Tersiva (m. 3513) quasi per tutto l’anno tinta di bianco. Questa montagna è considerata uno dei cinque belvedere della Valle d’Aosta. Fu salita per la prima volta nel 1842 dal parroco Chamonin per i casolari del Grauson e la cresta ovest.

Un tempo, nel cuore di questa valle vi era un lago dalle vaste dimensioni, delimitato dalla morena del Robbio, infatti questo bellissimo pianoro è quanto rimane dell’antico lago di sbarramento morenico, in parte colmato da sedimenti alluvionali ed in parte svuotato, in seguito alla parziale erosione, da parte del torrente, della grande morena frontale del Robbio.

Nel piano possiamo poi osservare dei piccoli terrazzi, testimonianza di successive fasi di erosione delle alluvioni precedentemente depositatesi nel lago.

Torno a ripetere che la valle è stata interessata , nel settembre del 1993 prima e nell’ottobre del 2000 dopo, da un disastroso evento alluvionale, causato da ingenti precipitazioni piovose perciò l’aspetto non è più quello di un tempo ma tornerà ben presto così grazie ai lavori che si stanno effettuando.

Questo pianoro è lungo circa due chilometri e numerosi abitanti di Fénis tra i quali anch’io, hanno ristrutturato vecchie baite, per trascorrervi i week-end e momenti d’ineguagliabile relax.

Anzi, quando ero più piccina, in estate, finite le scuole, Clavalité si trasformava in un vero e proprio centro estivo, i genitori portavano su figli e nonni: i bimbi passavano così le giornate  insieme a fare scoperte (come il bagno nel torrente gelato!!) oppure a fare passeggiate ai numerosi laghi o alpeggi della zona.

In mezzo alla valle scorre il torrente Clavalité formato dal torrente Savoney, che nasce dal lago Mezove e dalle acque del ghiacciaio della Tersiva.

punta tersiva

l’imponente punta della Tersiva (m. 3513)

 

Il bosco di Clavalité è costituito in prevalenza da larice.

Inoltre nel Vallone di Clavalité a cavallo con quello di Champdepraz si trovano molti esemplari di pino uncinato: la maggior percentuale di questi alberi in Valle infatti è situata proprio tra queste montagne e lo possiamo trovare sia sotto forma di albero che di arbusto in quote più elevate.

Se ci guardiamo in torno possiamo anche notare le varie colorazioni delle rocce che formano le montagne: abbondano gli gneiss, i calcari cristallini, i feldspati, schisti e rocce detritiche; il sottosuolo come abbiamo già detto è ricco di minerali, conglomerati silicei, quarzite, diorite, serpentino.

 

Loc. Robbio- Loc. Beneyte

Ma continuiamo la nostra passeggiata e scendiamo nel pianoro dove dopo circa cento metri troviamo un ponte ma noi continueremo a tenerci sulla sinistra e troveremo la frazione detta Maisonnasse (m 1534).

Continuiamo a seguire la strada e incontreremo un’altra simpatica località Bioley e qui riprendiamo la salita per giungere fino al Crin.

Lungo la strada potremo notare la casa dei guardiani della riserva Turatti. Prima del 1994 la valle di Clavalité ha ospitato a lungo due riserve di caccia, la Dondena-Clavalité e il Grant Avert, poi queste riserve sono decadute al loro posto sono in fase di realizzazione delle aziende faunistico venatorie mentre per il territorio della riserva Dondena-Clavalité non è ancora stata definita una precisa collocazione, si potrebbe pensare anche ad un eventuale ampliamento del parco regionale del Mont Avic.

Una volta giunti in loc. Crin (m1587) attraverseremo un ponte in legno quindi  fermerò i cavalli e farò eseguire un piede a terra a tutti i cavalieri, proseguiremo per circa una decina di minuti a piedi così da aiutare i cavalli nella salita. Arrivati al Revers potremo notare un vecchio alpeggio.

Risaliamo in sella e percorriamo gli ultimi tratti di salita per questa splendida mattinata che ci ha regalato meravigliose fotografie di Clavalité.

 

Loc. Beneyte- loc. Maison Blanche

Dopo quasi un chilometro giungiamo al bivio che ci porterà finalmente al posto tappa.

Da Beneyte (m. 1733) prendiamo il sentiero di destra ormai poco praticato, è quindi meglio scendere da cavallo e procedere a piedi visto che la vegetazione potrebbe darci dei fastidi.

Arrivati in fondo al sentiero un’altra splendida visione ci attende è la cascata di Clavalité, che ovviamente non è da paragonare a quella di Lillaz a Cogne o a quelle di Ponteille ma non sfigura proprio!!!

cascate di Clavalité

cascate di Clavalité

Rimasti ad ammirare per qualche minuto questi giochi d’acqua riprendiamo il cammino verso Valle, attraversiamo di nuovo il ponte, incontriamo la loc. Faceballa dove c’è un alpeggio che produce il formaggio di montagna (non si chiama fontina ma la sostanza è uguale), la brossa (da mangiare con la polenta) e il burro che ritroveremo più avanti sul nostro tavolo. In questo caso siamo ancora a piedi  dalla discesa del sentiero e cominciamo ad allentare i sottopancia dei nostri cavalli perché in cinque minuti giungeremo a casa mia, in loc. Maison Blanche (m.1526) dove una polenta fatta col cuore (e qualche tocco di burro e fontina) da mia nonna e una buona grigliata mista (senza dimenticare le verdure per eventuali vegetariani) ci aspettano.

Prima di sederci però dobbiamo pensare ai nostri amici: togliamo la sella e le briglie, li leghiamo con capezza e lunghina lungo la staccionata oppure, dopo luglio, quando le mucche dell’alpeggio vicino sono già su in montagna possiamo creare dei piccoli recinti e lasciarli brucare un po’ di erbetta. Non dimentichiamo di asciugarli, di dar loro la razione di fieno e un po’ d’acqua.

Adesso finalmente ci possiamo sedere a tavola, sperando che il tempo sia ottimo mangeremo tutti insieme nel pratone di casa.

Non vi ho parlato prima degli animali che possiamo vedere o sentire perché a cavallo sicuramente non sarà facile avvistarli mentre una volta mangiato e bevuto un buon caffè e si, mettiamoci anche il poussa… potremo, grazie anche ai binocoli che vi darò avvistare qualche camoscio intento a spilucchiare qualche filo d’erba su uno sperone di roccia; sicuramente in tarda primavera sentiremo il canto del cuculo e non sarà una rarità avvistare qualche marmotta e sentirle fischiare. L’anno scorso c’era addirittura una volpe che di sera faceva il giro delle case per trovare un po’ da mangiare.

Dopo circa due ore di relax, chi è andato a fare foto, chi si è appisolato sotto un albero, chi ha pensato alla tintarella è l’ora di ripartire.

I cavalli si sono riposati e hanno mangiato, si sono asciugati dal sudore quindi possiamo ri-sellarli e rimetterci in cammino.

Riprendiamo quindi a visitare le altre frazioni che rimangono lungo il percorso.

Ora stiamo costeggiando il torrente dalla sinistra orografica del torrente, scorgiamo gli abitati di Rovarey costruito proprio sotto la montagna e in seguito Milan-a, qui l’alluvione del 2000 ha addirittura spazzato via uno chalet e un muro di una casa.

Sorge qui anche la Cappella dedicata alla Madonna delle Nevi, è da pochi anni che gli abitanti hanno ripreso a festeggiare questa giornata. Infatti il 5 di agosto dopo la Messa, si mangia tutti insieme con i cibi che ognuno a preparato in occasione della Festa.

Ultima frazione che incontreremo è Chez Botz, dove si vedono ancora oggi numerose rovine di antiche fonderie.

Loc. Chez-Botz-Fr.Tillier

A Chez- Botz troviamo il ponte che ci ricongiunge alla strada poderale percorsa la mattina. Lo attraversiamo, questo ponte è abbastanza largo e sicuro da permetterci di attraversarlo a cavallo.

La strada poderale è bella larga, risistemata per via dei lavori e allora perché non permettersi un galoppino prima della salita per raggiungere la strada di casa?

E allora via coi capelli al vento.

Prima di salire “scaliamo” al trotto per poi passare al passo e, sull’inforcatura percorrere la salita.

La strada ormai la conosciamo bene, alcuni tratti li percorreremo piede a terra per non affaticare o creare disturbi ai cavalli (per es. alcuni tratti di marcata pendenza e come il sentiero del ru de tsarniclo). Inoltre all’altezza della Servettaz questa volta non guaderemo il torrente ma percorreremo un tratto di asfalto in più per poi attraversare il ponte al bivio della Cerise e ritrovare Plan-Mayen prima e Tsarniclo dopo.

Detto questo vi lascio percorrere a memoria la strada a ritroso per poi giungere alla Fr. Tilllier dopo circa 3 ore, vale a dire un po’ prima delle sei di pomeriggio,ovviamente sul sentiero di casa, precisamente dal sentiero che dalla Fr. Pléod ci  porta a quella di Tillier scenderemo da cavallo e slacceremo di un paio di buchi i sottopancia dei cavalli così da non provocar loro problemi come possono esserlo gli alzoni.

Sistemati i cavalli, dato loro mangiare e bere e mangime offrirò a tutti coloro che lo vorranno una sorta di merenda sinoira nella taverna di casa mia. Sarà un momento di ulteriore aggregazione e di condivisione dell’esperienza vissuta.

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